Il dubbio è arrivato all’improvviso senza sintomi precedenti. Come quando ti sembra di avvertire  l’odore del gas. Prima annusi una seconda volta per capire se per caso ti sbagli oppure sia una  suggestione passeggera. Poi rassicurato dalla conferma cerchi di capire da che parte arrivi per  cercarne l’origine e intervenire. Ecco negli ultimi giorni di campagna elettorale avverto in misura  crescente un vago senso di verdinismo locale. Sicuramente sono io particolarmente sensibile e  sospettoso, vista la tradizione peschierese. Il cambiare posizione e schieramento repentinamente è  una malattia tipica della fauna politica autoctona e quindi bisogna riconoscerne al volo i sintomi,  poiché quando si manifesta è già troppo tardi ed il cambiamento irreversibile. Si devono  contrastare i parvenù della politica, quelli che non rispondono a direttive “dall’alto”, quelli che non  si piegano alla logica del falso realismo, proprio perché sanno bene in che realtà viviamo. Ed allora  se viene messo in pericolo il quadro rassicurante di una finta alternanza, della spartizione delle  poltrone, ecco che con una botta di fallettismo si può rimettere tutto in carreggiata. E i tuoi  alleati? Quelli che ti sostengono magari mugugnado un po’, perché non del tutto convinti, quelli  già delusi dal metodo Falletta? Quelli che a Roma hai scaricato a combattere da soli? Se ne faranno  una ragione,  d’altra parte la politica è l’arte del possibile, non esiste nulla di certo, siamo italiani, pronipoti di  Machiavelli! E allora se la “politica” è questo rituale privo di contenuti e denso di interessi, sono  contento di non farne parte. Voglio l’entusiasmo del cambiamento, voglio l’energia di chi spariglia  i tavoli del confronto, voglio la forza di chi caccia i mercanti dal tempio, senza compromessi.  Lascio a chi si lamenta sempre e mai prova a cambiare, lascio a chi non si lamenta mai e sempre  subisce, la loro cupa rassegnazione. Provare a cambiare completamente registro è un dovere  morale non più rimandabile.