“Nessuna vittoria militare, per quanto schiacciante, nessuna epurazione, per quanto inesorabile, potrà essere sufficiente a liberare il mondo dalla pestilenza del fascismo , se prima non si miglioreranno nelle coscienze le premesse morali, la cui mancanza ha consentito a tante persone di associarsi senza ribellione a questi orrori, di adattarsi senza protesta a questa atroce concezione del mondo”.        

 

Piero Calamandrei 1945, il più nominato ma il meno ascoltato fra i padri costituenti, e io credo, che noi faremmo un grande torto alla senatrice Liliana Segre attraverso la commissione da lei voluta e costituita, se lasciassimo ancora inascoltato l’appello profetico di Calamandrei senza incidere nella pratica quotidiana per migliorare quelle coscienze.

Sono passati quasi 2 anni da quando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha nominato Senatrice a vita Liliana Segre; in quella occasione il cuore ci si è aperto: “se non lei, chi”?, ci siamo chiesti.
Ora assistiamo sbigottiti agli attacchi e insulti a lei rivolti, e l’essere costretti a proteggere una pacifica ma battagliera donna che ha provato sulla sua pelle gli orrori disumani dei lager nazisti , ci appare a dir poco incredibile.

La concreta minaccia di ritorsioni per aver richiesto il rispetto delle regole sancite dalla Costituzione Italiana dove si vietano azioni discriminatorie basate sulla religione e la razza,  che sono alla base della convivenza civile,  è una intollerabile violenza alla libertà di tutti.

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Ma sono passati anche 68 anni dalla legge Scelba e 26 dalla legge Mancino che condannano l’apologia del fascismo, senza che ci sia stata un interpretazione che finalmente decreti dove  inizia il diritto costituzionalmente garantito alla libertà di pensiero, e comincia un “concreto pericolo per l’ordinamento democratico”; questi due principi hanno impedito il rispetto delle leggi già in vigore.

 

Chi si richiama alla Costituzione non può che essere antifascista. I princìpi che avrebbero scongiurato il ripetersi delle barbarie sono contenuti nella nostra Carta, che non sono solo delle regole di convivenza, ma avrebbero dovuto essere la scelta tra due visioni del mondo, e dell’uomo.

 

E sono ancora le parole della senatrice Segre che commentando le minacce, ci fornisce la sua idea del mondo: “Sono persone per cui avere pena e vanno curate. (…) Bisogna studiare, vedere le cose belle che abbiamo intorno, combattere quelle brutte, ma perdere tempo a scrivere a una novantenne per augurarle la morte… Tanto c’è già la natura che ci pensa”.

 

Quella scorta non difende soltanto Liliana Segre, ma idealmente fa scudo a un pensiero di civiltà, agli insegnamenti della storia, non solo a un proiettile, e il pensiero corre inevitabilmente a tutti i martiri che prima durante e dopo il fascismo si sono sacrificati per difendere la libertà, questa Costituzione, questa Repubblica.

 

Contro ogni indifferenza da oggi anche noi saremo scorta di Liliana Segre.