Tra qualche giorno verrà  riaperta la casa dell’acqua, ovvero il distributore pubblico di acqua naturale e gasata, installato dall’allora Sindaco Falletta e poi, più o meno, dimenticato. Non e’ stato dimenticato dai cittadini che invece si portavano a casa litri di quell’acqua con le bolle e che hanno visto nell’interruzione una sottrazione di un diritto acquisito. Tanto si potrebbe commentare sul fatto che fosse solo un costo per il Comune, che fosse abusata anche da non residenti, che in fondo e’ la stessa acqua che scende dal rubinetto, e tante altre cose, anche ragionevoli, di chi non usufruiva del servizio. Ma tant’è che appena  insediato il nuovo sindaco molti cittadini hanno chiesto, con insistenza, la riattivazione di quel servizio.
È  giusto chiedersi se ne vale la pena, se sia utile, se aiuti a diffondere la cultura dell’acqua come “bene comune” o che altro, però vogliamo immaginare il caso di un padre di famiglia,  anzi di una madre perché  in questo caso è dovuto, che si impegni per soddisfare i bisogni primari della propria famiglia e che ad un certo punto decida di soddisfarne uno non essenziale. Perché lo fa? Crediamo perché  cosi si debba sostenere quel delicato ma incrinato rapporto tra amministratori e città, eternamente sospeso tra il pareggio di bilancio e la richiesta di servizi. La politica ha il compito di mettere in campo grandi progetti che partano dal presente e vadano verso un disegnato futuro, magari senza guardarsi indietro per non spaventarsi. Ma questi grandi progetti a volte devono includere cose che non aveva immaginato a tavolino: idee e richieste nate dalla gente e che non hanno un loro “eccezionale” livello di priorità. Ogni politica ha un’idea e un progetto ma una buona politica è capace di includere ciò che non aveva immaginato perché aveva previsto, invece, di aprirsi alla città. Ascoltare arricchisce la propria proposta politica, senza necessariamente condividerne la priorità ma rispettando il proprio mandato di servizio. Questo fa ben sperare per un prossimo passo verso nuovi strumenti di partecipazione diretta dei cittadini. Concludendo: ora per le bolle serve la “carta dei servizi”, perché la brava mamma di famiglia i conti li deve far quadrare comunque e sa che non basta dare un servizio e poi dimenticarsene.

Una risposta a Elogio delle piccole cose

  • gaetano scrive:

    Non condivido il vostro pensiero…dite che non condividete la priorità e sembra che la riapertura della Casa dell’acqua è un “contentino” ai cittadini che l’hanno richiesta. Nel comunicato stampa pubblicato sul sito è scritto “Ogni Casa dell’Acqua eroga in media 1500 litri al giorno, che corrispondono a 1000 bottiglie di plastica da 1,5 litri, questo significa che ogni struttura consente di risparmiare ogni anno 365.000 bottiglie, che equivalgono a 38 tir in meno sulle strade e 12 tonnellate di PET in meno da produrre e smaltire. ” inoltre “Il Gruppo Cap Holding comunica che su ognuna delle oltre 170 Casa dell’Acqua realizzate dal gruppo, vengono effettuati specifici controlli ogni mese su 40 parametri attraverso una procedura rigorosa e sicura ” – Questo non significa che non vengono effettuati controlli sulla rete – . Quindi da una parte si parla di “contentino” e dall’altra di meno inquinamento, di controlli… non capisco